Una delle cose più importanti durante lo sviluppo di un prodotto è capire la dimensione del mercato a cui ci si rivolge. Ovviamente ci sono compagnie che offrono questo servizio, ma non sempre si hanno i fondi, soprattutto all’inizio, per potersi permettere questo lusso.
Un piccolo trucco che uso quando voglio vedere se c’è interesse per un determinato mercato o tipo di prodotto: usate Facebook e Google.
Facebook vi da la possibilità di creare inserzioni per il vostro business o pagina, visitando la pagina http://www.facebook.com/advertising/, ma non è questo ciò che ci interessa al momento. La parte interessante è lo strumento che Facebook offre per creare queste inserzioni, infatti la seconda parte è dedicata a definire il proprio mercato.

Come potete vedere è possibile definire dati demografici, interessi, occupazione ed altro, e come risultato vi dice quante persone corrispondono a questo profilo. Purtroppo questo trucco limita la vostra ricerca solo agli utenti di Facebook, ma di sicuro aiuta ad avere un’idea di quante persone hanno espresso apertamente un interesse per un certo argomento. Ovviamente questo funziona particolarmente bene quando il vostro target si sovrappone con l’utenza media di Facebook.
Un altro strumento che permette di avere un’idea quante persone hanno un certo interesse è il Keyword Tool (https://adwords.google.com/select/KeywordToolExternal) messo a disposizione da Google.

In questo caso è possibile avere un’idea di quante persone cercano una determinata parola o frase nell’arco di un mese. Google mostra anche il trend di queste ricerche, fondamentale per capire se c’è un aumento nell’interesse o meno.
Questi sono due degli strumenti che uso per fare veloci ricerche di mercato, cosa usate nelle vostre?
Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente ma la specie che risponde meglio al cambiamento — Charles Darwin
Circa un paio di settimane fa abbiamo lanciato SyncPad, la prima “lavagnetta” per iPad che permette di collaborare in remoto. Questa è stata la prima volta in cui ho pubblicato un’applicazione da dieci dollari, ed è sicuramente stata un’esperienza diversa dalle precedenti con applicazioni molto più economiche. Ecco alcune delle cose che ho imparato:
Essere in prima linea nel supporto ai clienti ti permette di creare una vera connessione con i tuoi utenti. Consiglio a chiunque con un prodotto od una startup di provare a fare supporto almeno una settimana, e vi assicuro che imparerete più cose in quei giorni riguardo al vostro mercato che in mesi di ricerca.
In un conversazione su Italian Startup Scene, una persona ha commentato dicendo che in Italia servono manager perché gli ingenieri italiani non hanno il stile da Silicon Valley. Di seguito vi riporto la mia risposta, sperando che possa essere uno spunto di riflessione e discussione.
E quale sarebbe questo Silicon Valley style? Ne conosco diverse di queste persone e ti assicuro che vanno dal nerd che ha ovviamente problemi in rapporti sociali che persone tranquillissime con cui ci uscire ogni weekend.
Non è lo stile che manca, sono le palle che mancano all’appello. Vuoi il Silicon Valley style? Licenziati prima di avere trovato un finanziamento e vivi di ramen noodles (o se sei in Italia a pasta e pomodoro) finché non ci arrivi. Oppure imparati da zero un linguaggio di programmazione per mettere assieme anche solo una versione di base. Il problema in Italia è che troppe persone quando gli dici cosa dovrebbero fare ti dicono “e ma così è complesso” o “pensavo non ci fossero tutte ste cose da fare.” Breaking news: non è semplice o veloce. Silicon Valley style significa lavorare 16 ore al giorno 7 giorni su 7. Niente ferie ad agosto, niente settimana bianca, niente Courmayeur o Santa Margherita.
Allo stesso tempo gli investitori devono togliersi dalla testa il mito degli MBA e dei dottori, perché di quelli ce ne sono già tanti e li trovi a capo di tutte quelle aziende che vanno avanti a colpi di aiuti dello stato. Ritorniamo a quando l’innovazione e la tecnologia in Italia aveva il nome di ingenieri come Camillo Olivetti e di meccanici come Enzo Ferrari.
Ship early and quietly, talk to early-adopters and improve. Keep doing that in cycles.
(Lancia presto e senza clamori, parla ai primi utenti e migliora. Continua a ripeterlo in ciclo)
— Jon Yongfook Cockle - Founder, Curious Forest
Una delle domande più frequenti che ricevo da altri imprenditori è “come faccio a trovare partners e imprenditori senza rischiare che mi rubino l’idea?”
A primo impatto sembrerebbe una domanda senza facile risposta. Una soluzione sarebbe quella di far firmare una NDA (non-disclosure agreement), ma molte persone si rifiutano di firmarle (io stesso evito quando posso). Dal mio punto di vista questo è un problema-non-problema, semplicemente perché il valore di un’idea non è l’idea stessa ma l’esecuzione di quest’ultima. Ovviamente ci sono casi in cui la tecnologia usata deve essere protetta, ma la maggior parte delle volte è un inutile dettaglio quando si descrive ad un’altra persona la propria idea.
Personalmente credo che condividere la propria idea possa solo portare cose buone, perché si è sempre nella ragione quando si discute da soli, ma le cose cambiano quando si parla con altre persone con idee ed esperienze diverse. Io ad esempio sono sempre felice di condividere le mie idee, e il più delle volte esco arricchito di nuovi spunti e soluzioni ai miei problemi da queste discussioni.
A questo bisogna aggiungere ciò che dicevo prima, cioè che le idee in se hanno poco valore. Il successo di una compagnia o di un progetto, non risiede solo nell’idea che c’è dietro, ma da molti altri fattori come la conoscenza della propria utenza, il marketing, le conoscenze nel settore, la tecnologia alla base ed altri. Ad esempio, attualmente stiamo lavorando allo sviluppo di un motore di ricerca per trovare testi scolastici in affitto a prezzi convenienti. Mi sono innamorato dell’idea sin dal primo momento in cui il cliente me l’ha spiegata, in quanto è un mercato in forte crescita negli Stati Uniti e ci sono ottime possibilità di profitto. Considerando che lei non aveva nessuna conoscenza tecnica su come realizzarla, avrei potuto benissimo dirle che non ero interessato al lavoro e svilupparla per conto mio, tenendomi tutti i guadagni. Come mai ho deciso di non farlo? Semplice: al contrario di lei non ho mai affittato un testo scolastico, non ho nessuna esperienza nel mondo universitario americano, non ho mai aperto una piccola compagnia per comprare e riaffittare i libri ad altri studenti e non ho nessuna passione particolare per questo settore. Inoltre non ho il tempo di occuparmi di tutta la parte di marketing, relazioni pubbliche, contratti e quant’altro. Certo, avrei comunque il vantaggio di poter sviluppare l’applicazione senza l’aiuto di nessun altro, ma avrei fallito miseramente. Al contrario, ho offerto di collaborare ed investire, non tanto nell’idea, ma in quella combinazione unica rappresentata da quella persona e dalla sua idea.
Voi, con le vostre esperienze e le vostre idee, siete una cosa irriproducibile, non abbiate paura di condividerla.
Il primo post di un blog è sempre il più difficile da scrivere. Parli ad un pubblico immaginario che ancora non esiste, nella speranza che fra qualche mese qualcuno torni indietro fino a qui, per leggere dove tutto inizia. Coepio infatti si traduce in italiano dal latino con “iniziare, intraprendere,” ed è proprio di questo che voglio parlare su questo blog (o tumblog per i puristi).
Prima di tutto, chi sono e cosa faccio. Mi chiamo Davide Di Cillo, sono italiano, ed in Italia ho vissuto i primi 25 anni della mia vita, ma da cinque vivo negli Stati Uniti, a Miami per la precisione. Ho una piccola compagnia che sviluppa applicazioni per il web e per prodotti Apple (iPhone/iPod/iPad), sia per clienti (italiani e americani) che per progetti interni.
Nel corso di questi cinque anni ho imparato molte cose (e tante ancora ne devo imparare) riguardo il mondo dell’imprenditoria americana, soprattutto per quello che riguarda il mondo delle web startup, che vorrei condividere in lingua italiana. Vorrei parlare di un mondo fatto di “costruttori,” non dirigenti, di fare, non parlare, di cose semplici, efficienti e veloci, non di cose complesse, macchinose e lente.
Vi racconterò della mia esperienza e di quella di altri che hanno avuto più successo di me, nella speranza di che possa esservi di inspirazione per realizare e crescere le vostre idee.